Sabatini: “Inter e Milan? Vorrebbero essere la Roma Totti da premio Nobel”

4 anni ago
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Le verit di Walter Sabatini, i suoi ricordi, i suoi rimpianti: “La Roma non stata parte della mia vita, stata la mia vita. Non sono riuscito a vincere e questo me lo porter dietro, ma conservo una piccola speranza che questa squadra e questo perfetto allenatore riescano a fare qualcosa di imprevedibile e sbalorditivo, vincendo lo scudetto. In quel caso, sentir mio il successo”.

L’ADDIO
Da oggi, dice Sabatini in una conferenza di un’ora e mezza (con pausa sigaretta), “sar disoccupato ma spero di tornare subito a lavorare”, e davanti a Bruno Conti, Tempestilli, Baldissoni e molti dipendenti di Trigoria, aggiunge: “Niente sar pi come prima, la Roma render opaco tutto il resto. Vado via perch sono cambiate le regole, il presidente e i suoi collaboratori puntano su altre prerogative, adorano la statistica e cercano algoritmi vincenti, io mi fido del mio istinto e della mia fantasia. Il pallone il mio universo, devo poter fare il mio calcio. A volte mi confondo e magari prendo Piris, per dire, che non era un giocatore da Roma, ma ora verr sostituito da una struttura”. A tal proposito, ecco quando ha deciso di andar via: “Avevo preso un giocatore e l’ho perso perch mi mancata l’arroganza di insistere anche perch c’era una grossa commissione e non sentendo la fiducia ho perso l’attimo fuggente (probabilmente Boye del Torino, ndr)”.

TOTTI E LAMELA
Detto che vendere Lamela “mi ha ucciso, ma poi ne ho preso uno che ritenevo pi forte (Iturbe, ndr)”, Sabatini ha parlato cos di Totti: ” una questione quasi sociologica, io gli darei il Nobel per la fisica viste le traiettorie o le parabole che fa, o un pallone d’oro solo per lui. Le sue giocate non sono riproponibili. Ha rimesso in discussione Keplero, ma un tappo, la sua luce abbagliante oscura tutto il gruppo, vista anche la curiosit morbosa che c’ su di lui. La sua presenza comprime la crescita del gruppo. Tutti fanno fatica a staccarsi da lui”.

RIVOLUZIONE
Sui suoi errori, Sabatini spiega: “Certo che ne ho fatti, cinque anni fa parlai di rivoluzione culturale, questo il mio vero fallimento. Ho reso la Roma un’insidia per tutti, ma qui bisogna pensare alla vittoria come una necessit, non come una possibilit. Qui c’ gente che sa quello che fa, in questi 5 anni mancata la convocazione al Circo Massimo della citt di Roma. In alcuni momenti ho pensato che sarebbe successo, rammarico e frustrazione, non sono arrabbiato, ma ho una tristezza cupa e irreversibile. Sono sereno per, perch ho fatto il massimo, non mi vergogno di questa Roma”. Che per ancora non riesce a crescere del tutto: “Quando migliorano i giocatori esiste un problema di stipendi insormontabili, dobbiamo tenerne conto”.

PALLOTTA
“Sa che cosa la Roma – chiarisce Sabatini – e sa che la passione andrebbe incentivata, una questione culturale, lui un imprenditore americano, allegro, incline alla statistica, io sono un europeo crepuscolare, o forse sono un etrusco. Per lui il calcio un’azienda, per me no, pur nel rispetto ci sono stati conflitti chiari ed evidenti. Milan ed Inter vorrebbero essere la Roma, siamo incappati in un ciclo straordinario della Juventus e non siamo stati fortunati”.

RADJA E I DIRIGENTI
Sabatini ha poi affrontato altri temi, eccoli: “Nainggolan non avr un adeguamento, ma dei bonus in base alle prestazioni e stiamo negoziando. I calciatori per si devono rendere conto che con l’addio alla Champions sono venuti meno alcuni presupposti. Massara che prender il mio posto per ora competente, sensibile, grande professionista. Baldini viene descritto come un massone dannoso, idem Baldissoni, che viene descritto come un avvocato arrogante o un giocatore di calcetto, non cos. Per alcuni meglio che la Roma sia debole, almeno i latrati a pagamento possono arrivare. Il ruolo di Franco lo spieghino lui o Pallotta, un grande acquisto per la Roma”.

COMMISSIONI
Battute finali, e con toni accesi, dedicate alla squadra smontata ogni anno e alle commissioni: “Mi stato chiesto di far quel tipo di mercato, perch siamo ancora un po’ pi deboli degli altri. Nell’ultimo mercato abbiamo rinforzato la difesa perch centrocampo e attacco andavano bene. Abbiamo dovuto fare certe scelte anche per la pressione che abbiamo addosso della Uefa. Non credo di aver fatto danni nel mercato, per ammetto che mancata la continuit. Le commissioni funzionano cos, si acquistano giocatori e allora io pago per comprare qualcuno. Le sconfitte sono le mie, non attacco nessuno, solo alcuni individui. Ma voi – urla rivolto ai cronisti in sala – dite ai tifosi che la Roma che qualche cazzata la fa, ma una societ onesta. Cos come onesto e leale sono stato io in questi anni”.

 Chiara Zucchelli

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07 ottobre 2016 - Milano Le verit di Walter Sabatini, i suoi ricordi, i suoi rimpianti: "La Roma non stata parte della mia vita, stata la mia vita. Non sono riuscito a vincere e questo me lo porter dietro, ma conservo una piccola speranza che questa squadra e questo perfetto allenatore riescano a fare qualcosa di imprevedibile e sbalorditivo, vincendo lo scudetto. In quel caso, sentir mio il successo". L'ADDIO — Da oggi, dice Sabatini in una conferenza di un'ora e mezza (con pausa sigaretta), "sar disoccupato ma spero di tornare subito a lavorare", e davanti a Bruno Conti, Tempestilli, Baldissoni e molti dipendenti di Trigoria, aggiunge: "Niente sar pi come prima, la Roma render opaco tutto il resto. Vado via perch sono cambiate le regole, il presidente e i suoi collaboratori puntano su altre prerogative, adorano la statistica e cercano algoritmi vincenti, io mi fido del mio istinto e della mia fantasia. Il pallone il mio universo, devo poter fare il mio calcio. A volte mi confondo e magari prendo Piris, per dire, che non era un giocatore da Roma, ma ora verr sostituito da una struttura". A tal proposito, ecco quando ha deciso di andar via: "Avevo preso un giocatore e l'ho perso perch mi mancata l'arroganza di insistere anche perch c'era una grossa commissione e non sentendo la fiducia ho perso l'attimo fuggente (probabilmente Boye del Torino, ndr)". TOTTI E LAMELA — Detto che vendere Lamela "mi ha ucciso, ma poi ne ho preso uno che ritenevo pi forte (Iturbe, ndr)", Sabatini ha parlato cos di Totti: " una questione quasi sociologica, io gli darei il Nobel per la fisica viste le traiettorie o le parabole che fa, o un pallone d'oro solo per lui. Le sue giocate non sono riproponibili. Ha rimesso in discussione Keplero, ma un tappo, la sua luce abbagliante oscura tutto il gruppo, vista anche la curiosit morbosa che c' su di lui. La sua presenza comprime la crescita del gruppo. Tutti fanno fatica a staccarsi da lui". RIVOLUZIONE — Sui suoi errori, Sabatini spiega: "Certo che ne ho fatti, cinque anni fa parlai di rivoluzione culturale, questo il mio vero fallimento. Ho reso la Roma un'insidia per tutti, ma qui bisogna pensare alla vittoria come una necessit, non come una possibilit. Qui c' gente che sa quello che fa, in questi 5 anni mancata la convocazione al Circo Massimo della citt di Roma. In alcuni momenti ho pensato che sarebbe successo, rammarico e frustrazione, non sono arrabbiato, ma ho una tristezza cupa e irreversibile. Sono sereno per, perch ho fatto il massimo, non mi vergogno di questa Roma". Che per ancora non riesce a crescere del tutto: "Quando migliorano i giocatori esiste un problema di stipendi insormontabili, dobbiamo tenerne conto". Sabatini incontenibile: "Scusate, ma mi accendo una sigaretta" PALLOTTA — "Sa che cosa la Roma - chiarisce Sabatini - e sa che la passione andrebbe incentivata, una questione culturale, lui un imprenditore americano, allegro, incline alla statistica, io sono un europeo crepuscolare,…

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