Egonu: “Sono secchiona. Voglio la perfezione”

5 anni ago
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Paola Egonu, 17 anni, di Cittadella. Afp

Paola Egonu, 17 anni, di Cittadella. Afp

Coraggiosa e forse un po’ incosciente, vola fin troppo basso quando le chiedi di giudicarsi. Conosce i suoi limiti, non si nasconde. talento e, soprattutto, potenza. Una potenza sfacciata. Per ulteriori delucidazioni chiedete pure alla povera Izabela Belcik. Serve quindi pigiare il tasto rewind. il 7 gennaio 2016, Italia e Polonia si stanno giocando l’approdo alle semifinali del Torneo della qualificazione olimpica. La 17enne azzurra Paola Egonu attacca e, passando sopra il muro, abbatte, letteralmente, l’avversaria polacca colpendola in pieno volto con una parallela micidiale. Un colpo a tutto braccio, di pura ignoranza, come si dice nel volley. Belcik cade a terra, ci mette qualche minuto a riprendersi. Paola, dal suo metro e 90, non guarda al di l della rete. Ho pensato “non si sar fatta nulla”, sono cose che possono capitare, ricorda lei. Le compagne per le fanno notare che la polacca proprio bene non sta. Mi sono andata a scusare, non pensavo….

dopo rio
Be’, in fondo lei ha solo tirato come sa fare (colpisce la palla a 3 metri e 30, centimetro pi, centimetro meno). Ha fatto solo quello che tutti vogliono da lei. Quello che, con una naturalezza disarmante, le riesce meglio: schiacciare con una forza mai vista prima, soprattutto se si considera la sua giovane et. Insomma, Paola continua a stupire con le sue bordate. Si fa notare. Non ha paura, Eppure… Io sono utile adesso, e grata al c.t. Marco Bonitta che ha cos tanta fiducia in me. Dar una mano. Mica sono all’altezza dei Giochi Olimpici, diceva quando Rio era ancora lontana. Otto mesi dopo, molte cose sono cambiate. In Brasile, Paola stata protagonista. Nel complessivo fallimento azzurro la ragazzina con la pelle d’ebano (i genitori sono nigeriani) ha dimostrato non solo di essere all’altezza, ma di rappresentare la certezza da cui ripartire nella ricostruzione dell’Italvolley rosa che ha appena conquistato la qualificazione al prossimo Europeo in Azerbaigian e Georgia. Che voto mi do? Un 6: sono andata bene in attacco, ma devo imparare a forzare la battuta e migliorare la difesa – racconta, senza dimenticarsi del gruppo – Per me, che dopo 2-3 errori vado in palla, avere vicino compagne esperte, che ti guidano, ti incoraggiano e ti fanno da “mamme” stato molto importante.

veneta di cittadella
Severa con se stessa, oggettiva nella valutazione delle proprie prestazioni. Il c.t. ad interim Cristiano Lucchi, sicuro del patrimonio che ha per le mani, l’ha portata con s nel torneo di qualificazione agli Europei 2017. Paola ha picchiato duro, fino a ora, senza abbassare la guardia. Mi sono rafforzata. So quello di cui sono capace – continua l’attaccante – ma da me pretendo molto e ci tengo a migliorare. Non voglio montarmi la testa. Nata in Veneto, a Cittadella, nel dicembre del 1998, Paola vive da sola da quando aveva 13 anni. Schiacciatrice nel Club Italia – inserito per il secondo anno nel campionato di A1 – inizia a giocare a pallavolo solo 5 anni fa, un po’ per caso. Grazie ai cartoni animati alla tv, ma anche perch i miei non volevano passassi i pomeriggi a casa, magari a dormire, confessa con il sorriso sulle le labbra. Cos al divano preferisce la palestra e tempo due anni viene tesserata nella rappresentativa nazionale. Tocca traguardi che la maggior parte delle giovanissime pu solo sognare: partecipazione ai Campionati europei con l’under 19, campionessa del mondo con l’under 18, in campo ai Giochi Olimpici.

una secchiona
Pallavolo, la parola d’ordine. Ma si tratta pur sempre di una 17enne. Chiss che invidia nel vedere le proprie coetanee godersi l’adolescenza tra discoteca e shopping… Con gli allenamenti e lo studio devo organizzarmi al meglio per fare tutto – aggiunge – ma riesco a ritagliarmi anche il tempo per divertirmi con le amiche. Un fidanzato? Per ora non c’. Ascolta musica hip hop, ama dormire, legge libri gialli e frequenta l’ultimo anno di Ragioneria a Milano. Sono un po’ preoccupata perch cominciare con due settimane di assenza non il massimo – dice poi – Ma sono fortunata perch gli insegnanti non mi fanno pesare quello che faccio e se possibile mi vengono incontro. Poi, di mio, ci tengo a fare bene: sono una secchiona, fino a che non so tutto alla perfezione non sono contenta. Il suo sogno? Pallavolo a parte, da grande vorrebbe diventare avvocato.

la famiglia
Ma Paola si dimostra (molto) sensibile quando racconta il rapporto, forte, che la lega alla sua famiglia: i genitori Eunice e Ambrose e i fratelli Angela (16 anni) e Andrea (10). Hanno deciso di cambiare aria e si sono trasferiti a Manchester. Facciamo lunghe telefonate via Skype e quando posso li raggiungo. Sento molto la loro mancanza – continua Paola – Con i miei fratelli cerco di divertirmi, li vedo cos poco! Il rapporto con i miei? Tranquillo. Mi confido molto con mamma, con il pap scherzo di pi. Se poi faccio qualche stupidaggine, mi rimproverano…. Ma sulla pallavolo nessuna pressione da parte di pap e mamma. Se sbaglio mi dicono “ andata, pensa alla prossima”, cercano di farmi capire dove sbaglio. Alcuni tifosi a Manchester dunque, altri in Nigeria. Il posto dove torna con gli occhi che brillano, quello che lascia con gli occhi gonfi di lacrime. Non un Paese ricco, ma la gente disponibile, positiva. L vivo in pace. Ci sono tutti i parenti, nonni, cugini. Sono tornata una settimana lo scorso Natale e ho iniziato a piangere il giorno prima della partenza per l’Italia….

razzismo
Africana. Italiana. Lei si dice aperta a tutte e due le culture. Non solo nel cibo (Mi piace la cucina ricca di spezie della mamma), si parla di vita. Io voglio imparare da tutti, provare, scoprire. E dovrebbe essere cos sempre e dappertutto – commenta – In Italia? C’ troppa chiusura. La gente giudica con gli occhi. Sguardi di disprezzo che le capitato di sentirsi addosso. Al supermercato, per strada, nei palazzetti. Gli episodi di razzismo ci sono, ma non ci faccio caso e non ci penso: non vivi pi altrimenti…. Chiss se questa volta la schiacciata (all’ignoranza) di Paola lascer veramente il segno.

 Margherita Terasso

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