Undici eroi costati 26 milioni: ecco il Leicester dei miracoli

3 mesi ago
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Claudio Ranieri nel 2016 ha compiuto una delle più grandi imprese della storia del calcio: ha vinto la Premier con una squadra partita per salvarsi, quotata 5000 a 1. Ex operai, incompresi, svincolati, ripescati: undici storie di talento e riscatto. Ecco chi sono e cosa fanno ora

Giulio Di Feo

Qualche cifra per un’impresa irripetibile. Cinquemila a uno: la quota dei bookmakers. Trecentotrentamila: gli abitanti della città, storicamente dediti al rugby. Diciassette: le lettere che compongono l’impronunciabile cognome di Vichai Srivaddhanaprabha, il magnate tailandese che cinque anni prima aveva preso il club. Ventisei virgola sei: i milioni che è costato quell’undici dei miracoli, che nel 2015-16 avrebbe battuto chiunque. Con quei soldi oggi le big di Premier ci prendono un buon titolare se va bene, il Milan per dire quell’estate pagò di più il bomber Bacca. Quello del Leicester che il 2 maggio 2016 vinse la Premier League mettendosi dietro gli squadroni è stato un miracolo certosino, costruito nel tempo, che oltre al talento univa anche undici uomini a caccia di riscatto. I bambini quella formazione la ripetono a memoria, è rimasta scolpita come tutte quelle che hanno fatto la storia. Eccola.

Kasper Schmeichel

Costo: 1,5 milioni (2011)

Adesso è uno dei portieri più affidabili del Regno Unito e celebra la sua decima stagione in maglia Leicester, all’epoca però era ancora troppo spesso etichettato come il figlio più scarso di una leggenda. Sportivamente nato come portiere di pallamano proprio per smarcarsi da papà Peter, cresciuto a Manchester ma nel vivaio sbagliato (City, non United), incerto e tendente all’ira, prima di arrivare alle Foxes nel 2011 per 1,5 milioni aveva cambiato 8 squadre in 5 anni. A Leicester hanno scoperto l’uovo di Colombo del portiere con lui: se è forte gioca, stop. E Kasper, che già due anni prima aveva contribuito alla promozione con un gol di testa, in quel 2015-16 si superò: ogni partita almeno una paratona, e poi quei rinvii da quarterback…

Danny Simpson

Costo: 2,5 milioni (2014)

Mezzo giamaicano, cresciuto nello United dove prometteva ma poi è è entrato nel frullatore dei prestiti uscendone male, tutto doveva essere tranne che il suo anno. Innanzitutto perché era nel mezzo di una dura bega giudiziaria – riconosciuto colpevole di aggressione nei confronti della fidanzata, gli diedero 300 ore di servizi sociali -, e poi perché nei piani era solo la riserva a destra, dove titolare partiva De Laet. Poi alla settima di campionato arrivò una sonora mazzata dall’Arsenal, 5-2 in casa con Alexis Sanchez che demolì il belga, e Ranieri capì che bisognava cambiare. Fuori lui e dentro Danny, molto più duro ma senza andare mai sopra le righe. Anzi, si mostrò un falco dell’anticipo difensivo, oltre 3 a partita. Arrivò per 2,5 milioni nel 2014 dal Qpr, mollato a scadenza 4 anni dopo. Pareva sparito dai radar, un mese fa ha firmato da svincolato per il Bristol, centroclassifica in Championship.

Robert Huth

Costo: 3 milioni (2014)

“Il muro di Berlino” pareva già sul viale del tramonto, dicevano che non avesse praticamente più un ginocchio, però aveva dato prova di affidabilità nella lotta salvezza dell’anno prima e si era guadagnato il riscatto per 3 milioni dallo Stoke City. Ma magari Ranieri l’avrebbe riconfermato uguale: era stato lui ai tempi del Chelsea a far prendere quel ragazzone di 17 anni dall’Union Berlino, ci vide qualcosa in più del solito centrale king size. Baluardo di culto, gigante di 1.92 che magari non giocava con la grazia di un passero ma che di testa le prendeva tutte, ti menava con nobiltà per 90’ e conosceva il calcio come pochissimi. In una delle partite chiave per il titolo si è vestì pure da bomber: doppietta in casa del Manchester City, e non la fece mai vedere a Sterling. Da tre anni si è ritirato, insegna calcio ai bambini.

Wes Morgan

Costo: 1 milione (2011)

“Wes è come Baloo nel Libro della Giungla, un orso grande e buono che protegge tutti, uno che parla poco ma quando lo fa tutti ascoltano”. La definizione di Claudio Ranieri calza a pennello, e descrive l’importanza del capitano, leader spirituale di quell’impresa. Giamaicano, cresciuto al Nottingham Forest e poi passato per un milione al Leicester nel 2011, mai stato oggetto di chissà quali aspettative in gioventù perché considerato goffo e in lotta perenne con la bilancia, da ragazzo meditava anche l’addio al pallone per studiare economia a tempo pieno. Ranieri però capì subito quanto fosse importante la sua presenza negli ingranaggi di spogliatoio, e come riuscisse a compensare i difetti con una notevole intelligenza calcistica. A 37 anni è ancora in rosa ma il capolinea arriva tra qualche mese: gli hanno già promesso un posto da dirigente. In quell’anno magico firmò come testimonial di una marca di rum che portava il suo nome: da contratto aveva che ovunque in caso di acquisto di liquori avrebbe dovuto alzare le braccia al cielo e urlare “C’è solo un capitan Morgan”.

Christian Fuchs

Costo: zero (2015)

Svincolato di lusso, arrivato in Premier col punto interrogativo dopo anni di calcio teutonico e soprattutto con l’eco delle risatine che il suo cognome suscitava (la pronuncia è quella di un’abusatissima parolaccia), si è dimostrato invece fin da subito solidissimo a sinistra. Nello scacchiere di Ranieri era il difensore addetto alle ripartenze, sui suoi lanci le punte hanno inzuppato parecchio pane. Cruciale anche in spogliatoio, ogni scherzo passava da lui. Roba tipo gare di “red ass” (punizioni calciate sul sedere dei compagni) e di schicchere sulle orecchie oppure carta-sasso-forbice con uova in testa come penitenza. È ancora al Leicester, negli ultimi anni ha giocato pochissimo, e ha un sogno nel cassetto: trasferirsi negli Usa dove la moglie lavora come analista finanziario da Goldman Sachs e fare il kicker in Nfl (una volta ha provato: 18 su 20). Intanto investe negli esports: sta costruendo un’arena per tornei a New York.

Riyad Mahrez

Costo: 0,5 milioni (2013)

Un’intuizione contro tutti. Questo ragazzo nato nei sobborghi di Parigi da genitori algerini e cresciuto sui campetti di cemento con gente tipo Ben Yedder o i fratelli Pogba era stato bocciato da tutte le big francesi: piccolo, troppo piccolo per uno sport che più cresci e più si fa muscolare. Colpa anche di un ritardo dello sviluppo, poi superato, ma comunque a 18 anni Riyad si ritrova in quarta serie per 700 euro al mese e a 20 a fare la comparsa in B al Le Havre. Poi l’intuizione, dell’osservatore del Leicester Steve Walsh: andò in Normandia a vedere il capoverdiano Mendes ma si innamorò del mancino di questo ragazzo. Offrì 500mila euro, il Le Havre accettò, Riyad replicò: “Leicester? Ma non è una squadra di rugby?”. Poi si convinse, attraversò la manica e fece la storia. L’intuizione di Ranieri è stata spostarlo a destra, da dove convergendo diventò immarcabile per scatto, dribbling, invenzioni veloci come rasoiate e tiro. Nell’anno magico ci ha messo 17 gol e 11 assist, spaccando almeno la metà delle partite. E ora fa lo stesso mestiere nel City di Pep. Un giro di chiglia a chi l’aveva snobbato…

Danny Drinkwater

Costo: 0,9 milioni (2012)

Quanto può essere duro avere un idolo fin da ragazzino, crescere nelle giovanili del suo team, conoscerlo, giocare nel suo ruolo, farsi dare consigli e poi sentirsi dire dall’allenatore che ti scarica perché c’è lui? Quella di Danny Drinkwater è una storia d’ombra, l’ombra di Paul Scholes, monumento vivente dello United che di fatto ha messo il tappo all’avvento in prima squadra di questo ragazzo che pure aveva brillato in una lunga militanza nelle giovanili. “Sei bravo ma ho Scholes”, gli disse senza mezzi termini Ferguson, che prima lo mandò in prestito per 4 anni e poi lo cedette senza complimenti per meno di un milione al Leicester. Qui in due anni è passato da anonimo mediano ad architetto dei sogni. Nell’anno del titolo in Europa non c’era regia più efficace della sua: pressatore duro in fase di non possesso, lanci e verticalizzazioni col telecomando quando aveva la palla. Il Chelsea lo prese per quasi 40 milioni, ma a Londra è evaporato come l’acqua che porta nel cognome. Riserva con Conte, praticamente fuori con Sarri, ora prova a ripartire dal Kasimpasa in Turchia. A settembre 2019 si è rotto i legamenti ed è stato due mesi fuori: botta di gioco? No, rissa al pub con un difensore di quarta serie…

N’Golo Kante

Costo: 8 milioni (2015)

Vedi alla voce Mahrez: origini maliane, cresciuto a Parigi, snobbato dalle grandi di Francia da ragazzino perché basso e senza (apparenti) doti tecniche, esordì in quarta serie a 21 anni a Boulogne sur mere dove andava in giro in monopattino e poi passò al Caen in Ligue 2 dove qualcuno iniziò ad aprire gli occhi: nessuno in Europa recupera più palloni di lui. Anche qui vedi Mahrez: lo proposero in Italia ma qualche dirigente ribadì “troppo basso”, manco fosse pizza a metro. Walsh invece, evidentemente sul pezzo sui campionati francesi, chiamò in Inghilterra e disse che andava preso a tutti i costi. Arrivò a Leicester per 8 milioni e fece scoprire alla patria del mediano strong un concetto nuovo di intensità: si integrava alla perfezione con Drinkwater, non si fermava un secondo, pressava anche l’aria, un demonio col sorriso. Figurarsi se uno come Conte se lo lasciò sfuggire: dopo il titolo vinto andò al Chelsea per 35 milioni, poi diventò una star anche con la Francia. L’anticalciatore nella vita: guida un’utilitaria, va al supermercato, prega in moschea, cena coi tifosi, dopo aver vinto il Mondiale addirittura si vergognava di farsi il selfie con la Coppa. Un giorno il suo nome è finito nelle carte di Football Leaks. Motivo? Volevano pagarlo attraverso una società offshore, lui si è rifiutato: “Voglio uno stipendio normale”.

Marc Albrighton

Costo: zero (2014)

Nato mediano ma trasformatosi con il tempo in esterno sinistro, nella grande cavalcata del Leicester un must era il suo cambio di campo per Mahrez: quell’anno smazzò 7 assist, 6 di questi all’algerino. Eppure quello per lui non iniziò come un anno felicissimo: sua suocera fu una delle vittime dell’attentato terroristico di Susa in Tunisia. Nato e cresciuto nell’Aston Villa di cui è tifosissimo, uno dei suoi idoli di gioventù era Benny Carbone, prima ancora di esordire in campionato fece fuori la Juventus da un torneo estivo (Legrottaglie sbagliò il suo rigore, lui no). Nel 2014 passò da svincolato al Leicester dove ancora oggi gioca ed è bandiera. Spesso si è fatto il suo nome come uno dei protagonisti della fronda anti-Ranieri della stagione dopo, ma ha sempre negato.

Shinji Okazaki

Costo: 8 milioni (2015)

Preso per 8 milioni dal Mainz: un bomber? No. Un talentone? Nemmeno. Una promessa? Macché, aveva 28 anni. Però fu il fiore all’occhiello del mercato: acquisto mirato, intelligente, funzionale a un sistema dove il ciclone Vardy doveva reggere l’attacco. Lui si era la perfetta punta di supporto, ruolo in cui era spalleggiato anche da “El ciclon” Ulloa: scatti, aggressione degli spazi, appoggi, lotta coi difensori, intelligenza tattica, pressing, pochi gol (ma buoni) e tante piccole cose che fanno vincere. L’eroe-ombra dell’impresa ha lasciato il club tre anni dopo per il Malaga, ma se n’è andato senza manco giocare perché intanto il club aveva scoperto che non poteva pagarlo, così ha deviato per l’Huesca che ha riportato nella Liga. Star in patria, ai tempi della Germania aveva scritto un libro su come uno come lui, lento e senza piedi, sia riuscito a diventare un calciatore importante. Evidentemente la Bundesliga l’ha cambiato, a Leicester era frizzante.

Jamie Vardy

Costo: 1,2 milioni

I sogni di un bambino e la forza di un uomo per realizzarli. A 16 anni provò per lo Sheffield Wednesday ma dissero che era gracile, così iniziò a lavorare in una fabbrica di protesi e quando smontava andava ad allenarsi con lo Stocksbridge, dilettanti da campetto, per 30 sterline a settimana. Esordì col braccialetto elettronico: al pub un paio di balordi sfottevano un amico con l’apparecchio acustico, lui lo difese e si beccò 8 mesi per rissa. Un dirigente vide il futuro e lo portò ad Halifax, quinta serie, e da qui a Fleetwood: 60 gol in due anni, un alieno. Il Leicester capì che poteva ripetere l’opera anche più su e scucì per quell’operaio 1,2 milioni, record per l’acquisto di un dilettante. Da lì promozione in Premier, lampi di classe ma poca continuità e pub tutte le sere. Poi arrivò Ranieri e di fatto si trasformò nel miglior centravanti d’Inghilterra, fame di gol alla Schillaci e velocità che in profondità lo rende senza antidoti. Nell’anno dell’impresa fece 24 gol e a furor di popolo andò in nazionale, un salto impensabile solo a immaginarlo. Non ha mai lasciato Leicester, beve meno ma non rinuncia a pizza e birra la sera prima delle partite, ha creato un’agenzia per assistere dilettanti che come lui possono provare il grande salto nel professionismo. A Hollywood studiano un film sulla sua vita.

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