Maradona, il preparatore: “Vi racconto i suoi allenamenti speciali”

2 settimane ago
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Lo storico preparatore atletico di Maradona. Fernando Signorini, è intervenuto a NapoliMagazine in una lunga intervista per parlare di Napoli e non solo. Di seguito le sue dichiarazioni.

Signorini, il preparatore di Maradona e i ricordi a Napoli

Maradona
(Photo by Bongarts/Getty Images)

Che ricordi hai di Napoli?

“Di Napoli ho migliaia di ricordi. È una città che è nel mio cuore, lo sarà per sempre, sia la città che la sua gente. Al di là dei paesaggi, a Napoli mi sono sentito sempre a casa. Il blu del mare, il Vesuvio, la costiera amalfitana, tutto. Assolutamente tutto. Ogni giorno ho ricordi di questa città meravigliosa”.

Qual è il ricordo più bello del periodo napoletano di Maradona, che hai vissuto insieme a lui?

“Ero con Diego il giorno in cui fu presentato per la prima volta ai napoletani allo stadio San Paolo. Era un normale giorno lavorativo, eppure lo stadio era gremito solo per vederlo. Poi è chiaro che non posso dimenticare le finali, le gare di campionato, la passione dei napoletani durante la settimana, la festa del primo scudetto e anche la festa per il secondo scudetto sulla barca con Ferlaino. Ma anche le partite contro Juventus e Milan. Davvero un ricordo più bello dell’altro, e’ impossibile dirne soltanto uno”.

Qui in città ancora non abbiamo ben realizzato che Diego non è più tra noi. Per noi napoletani Maradona è eterno, sarà sempre così…

“Anche per gli argentini è così, ma soprattutto per i napoletani il ricordo di Diego sarà sicuramente eterno. Maradona verra’ sempre ricordato a Napoli per quello che ha fatto per la squadra e per la città, non ho dubbi a riguardo, sarà sempre così”.

Dopo il covid, pensi di tornare in città? Magari per venire allo stadio Maradona o al suo Murales ai Quartieri Spagnoli?

“Sarebbe una gioia tornare a Napoli, però purtroppo con questa pandemia dobbiamo restare ancora a casa. Dobbiamo stare ancora molto attenti, perché questo virus è veramente pericoloso. Sono sincero: domani stesso vorrei essere a Napoli, perché lì c’è gran parte della mia vita. Senza Napoli non sarebbe stata la stessa vita per me”.

Maradona è leggenda: ci racconti il metodo utilizzato per preparare Diego per i Mondiali ‘94?

“Il metodo fu il solito. Ci conoscevamo da tanto tempo, per cui sapevo bene di cosa avesse bisogno. Non è stato per nulla difficile. Ricordo che scelsi un posto in totale solitudine in Argentina, nella Pampa, perché avevamo bisogno di essere soli, se la preparazione fosse avvenuta a Buenos Aires di sicuro ci sarebbero stati tantissimi giornalisti e gente pronta a stargli addosso. In quell’occasione aveva bisogno di un altro ambiente, per raccogliere tutta la sua forza e la sua grinta per realizzare cosi’ il suo sogno di giocare quel Mondiale”.

Maradona è meglio di Pelè. Sei d’accordo?

“Mi sembra troppo semplice ridurre tutto a questa frase. Se fosse stato Maradona brasiliano e Pelè argentino cosa si sarebbe detto? E se Diego fosse andato alla Juve e Pelè al Napoli, cosa avremmo detto? Parliamo di due calciatori che hanno scritto la storia mondiale del pallone. Come Messi, Alfredo Di Stefano, Johan Cruijff, sono calciatori stupendi. Paragonarli non ha senso. Le uniche persone che possono dire se Maradona è meglio di Pelè, o viceversa, sono i genitori di Diego e di Pelè per ovvi motivi”.

Secondo te potrà mai nascere un nuovo Maradona?  O almeno qualcuno in grado di avvicinarsi?

“Credo che sia molto difficile pensare che possa nascere un nuovo Maradona, soprattutto per il suo spirito ribelle contro il potere. Oggi il potere sa che sarebbe un rischio avere un calciatore in grado di metterlo in discussione, per cui verrebbe messo subito in riga. Diego è stato a mio avviso l’ultimo calciatore in grado di poter dire il suo pensiero, che a volte è andato contro dirigenti, giornalisti e perfino il Papa”.

Meglio Messi o Cristiano Ronaldo?

“Messi e Cristiano Ronaldo sono due grandissimi campioni, sono diversi. Messi è più artistico. Cristiano è un atleta che gioca a calcio. È bello godere di entrambi. Non nascondo che preferisco Leo Messi, perchè è un giocoliere ed è unico nel suo genere”.

I due scudetti a Napoli, la Coppa Uefa, il Mondiale vinto con l’Argentina: fisicamente Diego, col suo baricentro basso, era strutturato per essere imprendibile in campo. Qual è stata, secondo te, la gioia più grande della sua carriera?

“Credo che la gioia più grande di Diego si sia verificata ogni domenica, quando scendeva in campo. Il pallone, gli spalti, le urla della gente erano il suo mondo. Avere un pallone tra i piedi è stata di sicuro la sua gioia più grande, oltre gli scudetti, le Coppe e il Mondiale vinto con l’Argentina. Il pallone è stata la cosa più importante, sotto il profilo sportivo, che ha avuto Diego. Era fidanzato con il pallone, era la sua amante preferita”.

Maradona, Napoli e l’Argentina: quanto si assomigliano i napoletani agli argentini e viceversa?

“Ci sono tanti punti di contatto tra napoletani ed argentini. Non dimentichiamo che il 60% degli argentini sono figli e nipoti di italiani, molti del Sud Italia ed in particolare di Napoli. Ho tanti amici con genitori napoletani. Ci assomigliamo in tante cose ed è curioso. Diego, ad esempio, era un napoletano nato a Buenos Aires”.

Si è spesso detto che Maradona non aveva bisogno di grandi allenamenti. Sei d’accordo?

“Diego aveva bisogno di allenamenti specifici per lui. Era un calciatore con caratteristiche particolari. Non solo sotto l’aspetto fisico, ma anche delle emozioni e dal punto di vista psicologico. Ho sempre creduto che l’aspetto mentale fosse fondamentale”.

Hai mai pensato di venire a lavorare a Napoli?

“Si, mi piacerebbe tornare a lavorare a Napoli per formare i giovani più che nella prima squadra. Il calcio professionistico, ad alti livelli, praticamente non mi interessa più. Tornerei volentieri a lavorare nel settore giovanile del Napoli”.

Segui il Napoli attuale? Pensi che riuscirà a qualificarsi alla prossima Champions?

“Non è facile qualificarsi per la Champions, ma la fiducia non deve mai mancare. Il Napoli ha dei grandi calciatori, ho visto che hanno vinto un importante scontro diretto, sarebbe una gioia qualificarsi, però quando si parla di probabilità si sa che nel calcio può succedere di tutto”.

Mertens e Insigne sono due simboli del Napoli attuale: che consigli gli daresti?

“Né Mertens e né Insigne hanno bisogno di consigli. Hanno bisogno di fiducia e del pallone. Non possono essere considerati calciatori normali, sono dei fuoriclasse che necessitano di libertà per giocare. Gli basta il sorriso per godere delle partite”.

La Superlega proposta da alcuni club europei è naufragata nel giro di poche ore, che idea ti sei fatto?

“La Superlega mi è sembrata una schifezza. Mi è parsa una vergogna per le squadre, per i calciatori e per la storia del calcio. Mi è sembrata una mossa del sistema neo liberale. È un’idea partorita da chi ha il potere. Pochi hanno tantissimo e sono tantissimi che non hanno niente. In questo senso la Superlega ha rispecchiato questo concetto. I campioni hanno fatto grande questo sport, i dirigenti capiscono poco o nulla di calciatori”.

Se dico “Napoli”, qual è la prima cosa che ti viene in mente?

“Mi viene in mente Napoli nella sua interezza. Napoli è il sole, il mare, la musica, il cibo e soprattutto gli amici, i vicoli. Napoli è meravigliosa”.

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