Bucchi: “Gattuso? Spero rimanga. Una volta mandai Insigne a Gardaland…”

1 mese ago
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Cristian Bucchi è stato un grande attaccante italiano, che ha giocato in diverse squadre di Serie A e B tra la fine degli anni ’90 e il 2011. Nel 2006, dopo aver vinto il titolo di capocannoniere della cadetteria con la maglia del Modena, è approdato all’ombra del Vesuvio dando un importante contributo per il ritorno azzurro nel calcio che conta. Ora, svolge la professione di allenatore e negli scorsi anni ha già seduto sulle panchine di Perugia, Sassuolo, Benevento ed Empoli.

Bucchi è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare del suo presente e del suo futuro, per esprimere la propria opinione sulle principali vicende di casa Napoli e per fare il punto della situazione riguardo alcune questioni del calcio italiano. Di seguito l’intervista.

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L’intervista a Cristian Bucchi

Foto by Getty

Come sta? La rivedremo presto in panchina?

“Sto abbastanza bene grazie, sto trascorrendo più tempo a casa con la mia famiglia. Diciamo che è tutto sotto controllo. Spero che, tra qualche mese, possa tornare ad allenare. Mi auguro che possa iniziare un nuovo percorso carino ed interessante. Sono molto carico e voglioso, non vedo l’ora di tornare in campo”.

“La stagione corrente, invece, è stata un po’ particolare ed ho scelto di restare fermo. In primis perché a causa della Pandemia ho preferito restare vicino alla mia famiglia. Questo è un mestiere complicato, ti porta a stare molto fuori: si torna a casa la domenica sera ed hai magari solo il lunedì libero. Resta poco tempo per stare assieme ai tuoi cari. E poi, in secondo luogo, perché ho ritenuto non sposare determinate cause senza esserne convinto al 100%. Sono capitate diverse cose, ma personalmente non ho sentito quel fuoco dentro che mi prendesse e mi spingesse a condividere un progetto”.

C’è un allenatore in particolare a cui si ispira o al quale è particolarmente legato?

“A me fa impazzire Allegri, mi piace tantissimo perché credo che sia di un’intelligenza smisurata. È un allenatore che, oltre ad essere preparato tecnicamente, fisicamente e tatticamente, ha una grandissima capacità di gestione dei momenti e del gruppo. Ha saputo ottimizzare le risorse in tutti i contesti in cui si è cimentato. Ha fatto delle cose straordinarie, ed è sicuramente uno di quegli esempi dai quali bisognerebbe rubare tanto”.

“Poi ci sono tante altre persone che mi affascinano. Di bravi allenatori ce ne sono molti, ma io guardo soprattutto allo spessore umano. È tanto più difficile trovare delle brave persone, ecco. Uno degli uomini che reputo di grande spessore è certamente Pioli. A Stefano sono legato calcisticamente, ma anche umanamente. Lo stimo tantissimo”.

Lei è approdato all’ombra del Vesuvio ed ha subito conquistato la promozione in Serie A. Che esperienza è stata?

“È stata un’esperienza bellissima, non nascondo che avrei sicuramente voluto giocare di più e dare un contributo maggiore alla causa. Tuttavia, credo che, specialmente quando non sei più un ragazzino, devi capire anche che a volte puoi essere utile in modo diverso. La mia maturità dell’epoca ha fatto sì che sapessi convivere con i momenti difficili, a livello di squadra ma anche personale. Questa cosa ha creato un rapporto speciale con Napoli, con il Napoli e i suoi tifosi. Ho tantissimi amici in città, tutti gli anni ci torno. È un terra che è come se fosse casa mia”.

“Sono rimasto legato al Napoli per 4-5 anni: oltre il primo anno, in cui sono stato fisso in Campania, anche nelle successive stagioni tornavo per la preparazione. Quei momenti li ho sempre vissuti come un tuffo nel calore della gente. Ho imparato ad apprezzare questo popolo magnifico con tutte le sue sfaccettature. È stato un percorso incredibile in una delle città più grandi del mondo”.

“Quella volta che mandai Insigne a Gardaland…”

Insigne
(Photo by SSC Napoli)

Lei è stato anche un po’ una chioccia per diversi giovani partenopei alle prime armi

“Certo, come accade durante un ritiro con Mazzarri. Ovviamente, c’era la prima squadra, i giocatori che poi sarebbero andati via in prestito, e infine i ragazzini. Lo spogliatoio, quindi, era frequentato da calciatori come me, Dalla Bona, Pià, e contemporaneamente da diversi giovanissimi. Tra questi ultimi, Lorenzo Insigne, Maiello, Izzo, Sepe, Ciano: tutti ragazzi che erano alle primissime esperienze con i grandi. Si ritrovavano in ritiro con questi campioni, con la squadra del loro cuore, con ambizioni, voglia, desiderio. Però, ovviamente erano inesperti. Io che ero lì con loro cercavo di consigliarli, di indirizzarli bene”.

“Ricordo un particolare e simpatico episodio: ci era stato concesso un giorno libero, e loro avevano voglia di andare in giro. Nello specifico volevano andare a Gardaland perché non c’erano mai stati. Solo che non avevano i soldi, dal momento che erano ancora tesserati con contratti da giovanili. Mi ricordo che gli diedi io dei soldi e gli dissi “andate a divertirvi oggi, staccate la spina”. Volevo fargli capire: nel diventare grandi, non dimenticate che siete ancora giovani! Vedere che oggi questi cinque scugnizzi sono tutti diventati ottimi calciatori mi fa un piacere enorme”.

Che ne pensa del nuovo format della Coppa Italia?

“Quando ho letto la notizia, pensavo fosse una fake news. Poi ho capito che era una cosa vera e ciò non mi ha fatto particolarmente piacere. Si è criticato tanto la Superlega perché andava ad uccidere il sogno delle squadre più piccole… Ci sono tanti esempi: il miracolo Leicester che vince la Premier, il Crotone che sale in Serie A, il Chievo che è diventato una grande realtà, il Cittadella che ogni anno si gioca la possibilità di essere promosso. Tutte queste storie credo che siano i simboli da tenere sul comodino per ricordarsi che nel calcio tutto è possibile: quello che accade nel mondo del pallone, magari nella vita non accade mai”.

“Questa riforma della Coppa Italia, sinceramente, non l’ho capita proprio. Perché, se da una parte si vuole spettacolarizzare di più un prodotto, dall’altra si spezza il sogno delle piccole società. Magari, con il vecchio format, un club di Serie D vinceva due turni e si ritrova a giocare contro squadre di Serie B e di Serie A. Penso al Pordenone e all’Alessandria che arrivarono rispettivamente agli ottavi di finale e in semifinale di Coppa Italia. Oppure ricordo un’altra finale di questa competizione tra Sampdoria e Ancona, con i marchigiani che all’epoca militavano in Serie B. Queste sono le cose belle del calcio! Queste sono le cosa per cui un tifoso va allo stadio. Questi sogni bisogna che non vengano spenti”.

Quando un uomo di grande garbo come Pier Paolo Marino si arrabbia come si è arrabbiato domenica, cosa vuol dire? Ha seguito la vicenda di Chiffi in Udinese-Juventus?

“Ovviamente si fa fatica ad entrare nella testa delle persone. Io, sinceramente, non so se Chiffi abbia sentito quello che gli è stato detto. Nell’uscire dal campo, l’arbitro era già a colloquio con altri, tra cui Pirlo e Ronaldo. Magari, animato e preso dalla discussione, non ha sentito cosa gli hanno detto gli altri che erano lì attorno. Sono un garantista in questi casi, secondo me non ha sentito”.

“Però, siccome conosco Pier Paolo Marino, le sue qualità manageriali e umane, credo che lui non direbbe mai delle cose se queste non fossero fondate. Sicuramente ci sarà stato qualche episodio sgradevole. Ma, ripeto, sono benpensante nei confronti del direttore di gara: quel qualcosa che è successa gli sarà sfuggita. O, magari, gli sarà ‘sfuggita la persona’ e, non avendo certezza di chi avesse pronunciato la frase, non ha potuto fare nulla. Il fatto che la partita abbia poi preso una piega diversa a favore della Juventus ha, inoltre, amplificato il tutto, con polemiche, discussioni, ecc.”.

“Un ritorno di Marino al Napoli? Sono un romantico e…”

Marino Napoli
(Getty Images)

A proposito di Marino, cosa se pensa di un suo eventuale ritorno a Napoli?

“Io sono un romantico, quindi mi piacerebbe. So quanto Pierpaolo ama il Napoli e quanto sia legato alla causa. Penso che anche il rapporto con De Laurentiis si ancora ottimo, quello che hanno fatto reciprocamente l’uno per l’altro ha creato un legame indissolubile. La nuova società è nata proprio con Marino, lui è stato l’uomo che ha curato tutto, sobbarcandosi di tante cose, caricandosi il club sulle spalle tra Serie C, Serie B e Serie A. Ovviamente, però, stimo molto anche Cristiano Giuntoli. Secondo me merita ampiamente di continuare il suo cammino a Napoli, è una persona per bene e di grandi conoscenze. Mi piace moltissimo”.

Magari potrebbero essere complementari Marino e Giuntoli…

“Sì, infatti. Sono persone di altissimo livello ed uno non esclude l’altro. Marino è un direttore generale quindi è abituato a lavorare con altre figure professionali. Già all’Atalanta ha collaborato con Sartori, ad esempio. Se poi dovesse arrivare a Napoli perché Giuntoli va via, mi auguro che Cristiano sia andato al Real Madrid”.

La Roma ha preso Mourinho, L’inter ha conte, il Milan ha Pioli. Come risponderanno Napoli e Juventus?

“Da un punto di vista di ‘cuore’ spero che Gattuso possa rimanere a Napoli. Io credo che Rino possa rappresentare proprio la veracità della città di Napoli. Poi, analizzando razionalmente, purtroppo il rischio è che quanto accaduto verso febbraio possa aver compromesso irrimediabilmente il rapporto tra Ringhio e il presidente. Quindi, se da una parte spero che possa rimanere Gattuso, dall’altra i nomi che si stanno facendo sono tutti stimolanti. Un Sarri-bis, uno Spalletti, sarebbero comunque opzioni di alto livello”.

“Cosa farà la Juventus è, al contempo, un mistero. Per la competitività del campionato, magari tutti ci auguriamo che Allegri possa tornare in bianconero. Rappresenta il sogno. Però non escludo che possa rimanere Pirlo, anzi credo che la scelta forte dello scorso anno di scommettere su di lui abbia più valore nel momento in cui venga confermato per la prossima stagione. Qualche difficoltà era prevedibile, dal momento che sono stati ceduti anche calciatori importanti come Higuain, Pjanic, Khedira. Sono arrivati tanti giovani bravi, ma sempre giovani sono. Se si crede nell’allenatore e nella persona, ora è il momento di dimostrarlo. Confermarlo sarebbe una scelta di continuità ancora più coraggiosa e forte”.

Il Napoli e la corsa Champions, le ultime quattro partite saranno cruciali. Dove si deciderà tutto?

“Innanzitutto, credo che il Napoli sia, insieme all’Atalanta, la squadra che è nelle migliori condizioni per affrontare questo sprint finale. Perché il Milan alterna delle buone partite a delle gare sottotono, la Juve lo stesso. Gli azzurri son reduci da un pareggio per 1-1 che, a parer mio, è un risultato bugiardissimo. Il Napoli poteva vincere tre o quattro a zero tra pali, goal sbagliati e la rete annullata ingiustamente. Certe partite sono un po’ maledette”.

“In ogni caso, però, credo anche che i partenopei abbiano un calendario abbastanza insidioso per due motivi: innanzitutto perché affronteranno in trasferta due squadre che lottano per non retrocedere come Spezia e Fiorentina; in secondo luogo perché al Maradona avranno di fronte due compagini che sicuramente non hanno più nulla da chiedere al campionato, ma che fuori casa giocano molto bene. Udinese e Verona in trasferta tendono a compattarsi e a ripartire con grande intensità, hanno giocatori di grandissima gamba, che strappano spesso. Entrambe hanno fatto vedere le cose migliori proprio al di fuori delle mura amiche. È ovvio che possono non avere dentro quel fuoco, ma saranno spinte da diverse motivazioni e da un’altra leggerezza”.

a cura di Giuseppe Canetti

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